Per 30 denari

Nei giorni scorsi per le vie cittadine sono stati affissi dei manifesti propagandistici a nome Lega Nord – Nuovo Centrodestra – Forza Italia – Fratelli d’Italia sulla questione “mini IMU”: il testo celebra in modo roboante la scelta della Giunta Parmesani di dire NO all’odiata tassa, annunciando la sua abolizione per l’80% dei Cittadini. In seguito, su “Il Cittadino” del 3 Febbraio scorso è stata pubblicata una lettera firmata Segreteria Cittadina Lega Nord, nella quale la stessa ha espresso «grandiosa soddisfazione nell’essere riusciti ad esentare la maggior parte dei nostri concittadini da una vergognosa tassa», confidando che «è gratificante ricevere dai cittadini dei semplici “bravo”, in un momento storico in cui amministrare risulta davvero difficile.».

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire perché Casalpusterlengo è stato uno dei 2.377 (su un totale di 8.071) Comuni italiani ad aver dovuto affrontare la spinosa questione della “mini IMU”: scopriamo così che questa extra-tassa sulle prime case andava pagata soltanto nei Comuni che nel 2013 avevano alzato l’aliquota oltre lo 0,4% (o 4 per mille) di base fissato dal Governo (nella fattispecie la Giunta Parmesani l’aveva innalzata allo 0,5%).

Quindi l’aver sventato il pagamento della “mini IMU” per l’80% dei proprietari è stata sì una scelta positiva (chissà però come l’avrà presa il restante 20%), ma appare più come una misura “tappa-buchi” ad alta valenza pre-elettorale (ed i manifesti così celermente apparsi lo dimostrano) piuttosto che un intervento del quale vantarsi pubblicamente, anche perché i calcoli se li sono dovuti fare i cittadini in fretta e furia.

Sarebbe anche utile ricordare alla Giunta leghista che fu il Governo Monti a sancire l’entrata in vigore dell’IMU, ma essa fu introdotta dal Governo PdL – Lega, ovvero proprio le forze politiche che successivamente l’hanno maggiormente contestata: non un bell’esempio di coerenza l’aver aumentato l’aliquota base di una tassa che si è sempre proclamato pubblicamente di voler abolire

In attesa di vedere in giro per Casalpusterlengo i manifesti propogandistici del centrodestra anche sulla TARES (che sta arrivando via posta in questi giorni ed è una mazzata), entriamo più nel dettaglio su come il Comune ha sventato il pagamento dell’amato-odiato tributo, perché l’argomento regala altri spunti interessanti.

Il 13 Gennaio scorso in Consiglio Comunale è stato discusso come unico punto all’ordine del giorno la modifica dell’articolo 9, comma 7, del Regolamento Comunale per la disciplina dell’IMU; l’articolo regola il limite al di sotto del quale l’imposta non è da versare e la Giunta ha proposto di elevarlo a 30 euro, liberando dal pagamento i proprietari con un importo dovuto inferiore a questa cifra. Due aspetti non erano chiari: se il limite dei 30 euro sarebbe rimasto invariato anche in futuro ed esteso anche ad altre tasse e si sarebbero reperiti i 50/60 mila euro necessari a compensare le mancate entrate; in proposito l’Assessore Mussida ha dichiarato che la specificità della normativa avrebbe riguardato solo la  tassazione sulla prima casa, mentre le mancate entrate sarebbero state bilanciate dal risparmio ottenuto con la stipulazione di nuovi contratti per forniture e servizi.

I Consiglieri di minoranza, spiazzati da una decisione che di fatto avrebbe ridotto la tassazione sulla prima casa, non si sono ovviamente opposti ed all’unanimità dei presenti è stata quindi approvata la suddetta modifica: tutto questo succedeva il 13 Gennaio 2014 nel più alto consesso istituzionale locale, il Consiglio Comunale.

Ma di diversa natura è stata la discussione e la successiva decisione della Giunta Comunale riunitasi 31 Dicembre 2013; in quella sede, 13 giorni prima del Consiglio Comunale aperto alle opposizioni ed al pubblico, è stato infatti deciso che: “Si ritiene opportuno adottare un provvedimento che limiti l’assunzione di impegni di spesa al fine di compensare le prevedibili minori entrate da IMU sull’abitazione principale.”. Quindi in pratica si è fatto in separata sede quello che le opposizioni avrebbero sicuramente chiesto 13 giorni dopo in Consiglio Comunale: ponderare le esigenze di spesa, la situazione economica nel contesto territoriale e la necessità di garantire l’equilibrio finanziario del Comune, con particolare riferimento alla ridotta entrata da IMU.

La differenza è notevole; si è appreso infatti che invece di generici risparmi su nuovi contratti per forniture e servizi, gli indirizzi ai vari Responsabili di Servizio sono stati precisi, in quanto sono state indicate le somme esatte che non dovranno essere impegnate per il Bilancio 2013, come si può vedere nel prospetto seguente:

CAPITOLO          DESCRIZIONE                                 IMPORTO330                   SPESE PER LITI                               € 1.000,00

345                   FORM. PERSONALE                          € 2.500,00

600                  MANUTENZIONE CED                        € 1.000,00

790                  MANUTENZ. IMMOBILI                     € 2.000,00

1270                STRAORDINARI                               € 1.500,00

1490                CORREDO GUARDIE                         € 2.700,00

1510                SPESE VAR.. VIGILANZA                   € 1.800,00

2650               ACQ. LIBRI BIBLIOTECA                    € 1.000,00

3270              MANUTENZ. VIE PIAZZE                     € 11.000,00

3350              RIPRIS. PUNTI LUMINOSI                   € 3.000,00

3950              MANUT .PARCHI E GIARDIN                € 8.500,00

4450             INTERVENTI TERZA ETA’                     € 1.000,00

5624             ISOLAMENTO TETTO ANDENA              € 12.000,00

5624             MANUTENZ. IMPIANTI TERMICI          € 10.000,00

                                                               TOTALE  59.000,00

La decisione di questi tagli è avvenuta in un organo esecutivo (Giunta) 13 giorni prima della discussione in Consiglio Comunale sulla stessa materia (minori entrate da IMU). Viene spontaneo domandarsi: se in Consiglio Comunale la questione fosse stata affrontata negli stessi termini conosciuti dai componenti la Giunta, l’esito della votazione sarebbe stato lo stesso?

Una “curiosità”. Il verbale della Delibera del Consiglio Comunale del 13 Gennaio 2014 è stato pubblicato nell’Albo Pretorio il 27 Gennaio, mentre il verbale della Delibera di Giunta Comunale del 31 Dicembre 2013 (13 giorni prima del Consiglio Comunale) è stato pubblicato nell’Albo Pretorio solo il giorno successivo (28 Gennaio): che dire, una perfetta scelta di tempo, che faremo notare ai Consiglieri di minoranza al prossimo Consiglio Comunale dell’11 Febbraio 2014.

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