IMU-TASI: la Fenice

L’IMU è rinata, come la fenice.

Abolita sulla prima casa dal Governo delle “larghe intese” (PD-PDL) di Enrico Letta nel 2013, nessuno avrebbe potuto ripresentarla tal quale solo un’anno dopo, tanto meno il Governo “pubblicitario” di Matteo Renzi; così è stata fatta ritornare sotto mentite spoglie con il nome di TASI, andando a colpire di nuovo la prima casa.

Il nome IMU è rimasto invariato solo per case di lusso, attività commerciali/produttive e seconde case, ma con nuove aliquote, rispettivamente 0,35%, 0,86% e 1,06% (il massimo consentito dalla legge). Sono previste detrazioni per alcune categorie, ma alla portata delle agevolazioni e alla loro efficacia ci pare opportuno dedicare uno spazio specifico, visto che comunque non impediscono al gettito complessivo di salire del 22% rispetto al 2013: ce ne occuperemo più avanti.

Per il momento ci preme focalizzare l’attenzione su alcuni effetti redistributivi anomali della TASI rispetto all’IMU, considerando la prima casa.

Premettiamo che l’abolizione dell’IMU sulla prima casa ha radici che condividiamo, in quanto la prima casa per la famiglia è un bene primario, non equiparabile ad un bene patrimoniale speculativo. A parole su questo sembravano tutti d’accordo; ma dopo che Mario Monti definì la mancanza di una tassa sulla casa “un’anomalia”, anche chi all’epoca si disse contrario, in Parlamento ha fatto poco o niente per contraddirlo.

Negli anni scorsi, sotto i Governi Berlusconi, Letta e Renzi siamo passati dall’ICI, all’IMU e infine alla TASI. A noi pare di intravedere la logica del gioco delle tre carte: girano, cambiano, ma alla fine vince sempre il banco.

Sicuramente chi governa ha cercato di addolcire il più possibile la “nuova” tassa: a Casalpusterlengo il gettito IMU/TASI del 2014 (3.140.000 euro) sarà inferiore, ma di pochissimo, a quello della sola IMU del 2012 (3.164.000 euro). Però l’importo a carico dei soli possessori di abitazione principale salirà di poco meno di un milione di euro, se paragonata invece al 2013. E’ tutto a posto? A noi pare di no.

L’aliquota TASI è stata fissata dalla Giunta Concordati allo 0,33% (anche in questo caso la massima consentita): rispetto all’IMU, che prevedeva un’aliquota dello 0,5%, si sarebbe portati a pensare ad un risparmio teorico per le famiglie dello 0,17%. In pratica però non è così: con l’IMU c’erano detrazioni di 200 euro per l’abitazione principale e di 50 euro per ogni figlio. Con la TASI, per via di barocche detrazioni a scaglioni calcolate in base alla rendita catastale, i benefici per le famiglie che prima erano esenti vengono ridotti. Ad esempio per una casa con rendita da 300 a 700 euro si avrà in proporzione una detrazione decrescente da 100 a 15 euro, cui si somma la detrazione di soli 30 euro per ogni figlio a carico: ne risulta che chi prima era esente, ora verserà in media 30 euro.

Fin qui poco male, si potrebbe pensare: c’è la crisi e tutti devono contribuire, si tratta di cifre relativamente basse. Ma se osserviamo ciò che succede alle rendite catastali alte, quindi relative a case grandi, scopriamo disparità rilevanti, frutto di calcoli che avranno avuto le loro motivazioni ma che di certo non hanno nulla a che fare con l’equità e il sostegno alle famiglie meno agiate.

Facciamo due esempi:
– Un pensionato proprietario di un’abitazione con una rendita catastale di 250 euro: due anni fa era esente dal pagamento dell’IMU, mentre ora di TASI paga 32 euro.
– Un pensionato proprietario di un’abitazione con una rendita catastale di 1.200 euro: di IMU versava 760 euro, mentre ora di TASI paga 634 euro, ben 126 in meno.

Siamo tutti felici che ci sia qualcuno, in questi tempi difficili, che tiri un sospiro di sollievo: ma chi paga questo sconto?

Se ci fosse stato un incremento del gettito totale avremmo potuto anche discutere sulla necessità o sull’utilità dell’intervento, ma qui la situazione è diversa: il gettito IMU/TASI è rimasto pressoché invariato e lo sconto ottenuto dalle categorie più abbienti è stato letteralmente caricato sulle spalle di chi ha una rendita catastale bassa e quindi abitazioni più piccole.

Tutto questo è legale? Perchè in realtà la legge diceva un’altra cosa. In merito all’aliquota TASI il comunicato della Presidenza del Consiglio (Governo Renzi) testualmente così riportava: “L’incremento [dello 0,8 per mille] può essere deliberato dai Comuni a condizione che il gettito relativo sia destinato a finanziare detrazioni o altre misure relative all’abitazione principale in modo tale che gli effetti sul carico dell’imposta TASI siano equivalenti a quelli dell’IMU prima casa“.

Una domanda si presenta spontanea: “equivalenti” per chi? Per noi l’Amministrazione casalina di centro-sinistra ha completamente disatteso questo obiettivo.

P.S.: A conferma di quanto affermiamo, proprio oggi (2 Settembre 2014) “Il Corriere della Sera” ha pubblicato un articolo sul tema IMU-TASI (e TARI, la “nuova” tassa sui rifiuti della quale ci occuperemo a breve): “Rimane però chiaro che il meccanismo della Tasi è più «regressivo» rispetto a quello dell’Imu, nel senso che favorisce i proprietari di immobili di alto valore fiscale e penalizza le case piccole.”

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